Stress

Lo stress è un argomento di grande rilievo nell’ambito quotidiano. Oggi viene dato sempre più risalto alle variabili “intervenienti” fra lo stimolo stressante e la reazione, che dipende da un importante numero di fattori tra cui le differenze individuali, biologiche e di personalità, il contesto, le risorse sociali, la percezione dell’evento stressante. Il grado con cui l’evento è percepito come stressante è soggettivo, e dipende dalle valutazioni cognitive di ognuno.

Gli stressor, ovvero fattori stressanti, possono essere suddividi in esterni o interni, acuti o cronici.

Tra gli eventi percepiti come stressanti, in genere, appartengono eventi traumatici, eventi incontrollabili ed imprevedibili, eventi che rappresentano cambiamenti importanti, conflitti interni.

Fondamentali sono la controllabilità e la prevedibilità dello stressor, che rappresentano un fattore protettivo contro lo stress. Più siamo in grado di influenzare o fermare l’evento stressante, meno grave sarà la nostra reazione.

Un altro fattore fondamentale legato allo stress è il Locus of control. Esso spiega come ognuno di noi attribuisce gli esiti di alcuni eventi a cause interne o esterne. Questo rappresenta un modo in cui i fatti vengono interpretati.

Con locus of control Rotter ha definito il grado di percezione rispetto al controllo del proprio destino e gli eventi. Questo controllo può essere interno o esterno. Le persone che hanno un locus of control “interno” ritengono di poter aver il controllo sui propri comportamenti, atti e sulle loro conseguenze, si ritengono padroni e artefici del proprio destino, attribuiscono la causa di ciò che accade a se stessi e al proprio intervento e si sentiranno maggiormente responsabili delle loro azioni e avranno maggiori possibilità di successo. Le persone che hanno un locus of control “esterno” ritengono che i risultati ottenuti siano indipendenti dai propri comportamenti, e che siano dovuti al caso o a fattori esterni, quali la fortuna, il fato, cioè a fattori casuali sui quali l’individuo non ha nessun controllo ma che invece controllano le conseguenze dei suoi comportamenti, credono di avere poche possibilità di influenzare eventi. L’atteggiamento sarà più passivo rispetto alle situazioni della vita e tenderanno ad accettare gli eventi anche quando quest’ultimi potrebbero essere modificati.

Altro aspetto fondamentale legato allo stress è il coping. La capacità di coping è il processo tramite il quale una persona cerca di far fronte alle richieste stressanti. Lazurs e Folkman ne teorizzano due forme principali: coping centrato sul problema e coping centrato sull’emozione. Il coping centrato sul problema comprende diverse strategie, la prima è definire il problema, quindi generare soluzioni alternative e soppesarle in termini di costi e benefici, sceglierne una ed attuarla. Le strategie possono essere orientate all’esterno o all’interno. Ad esempio cambiare qualcosa di sé, cambiare obiettivi, apprendere nuove abilità. La capacità di usare queste strategie dipende dalla gamma di esperienze e dalla capacità di autocontrollo. Chi utilizza questo tipo di coping mostra minori livelli di depressione, ed ovviamente le persone meno depresse trovano più facile utilizzare il coping centrato sul problema; a questo scopo vengono anche effettuate numerose terapie.

Il coping centrato sulle emozioni viene utilizzato dagli individui per far si che le emozioni negative non li sovrastino e di fronte a situazioni incontrollabili.

Non è fondamentale distinguere quale stile di attribuzione abbiate (interno, esterno) né quale tipo di coping mettiate in atto (incentrato sul problema o sulle emozioni), quello che conta è imparare a riconoscere quali sono per ognuno di noi gli eventi stressanti, cercare di gestirli e successivamente eliminarli. Una volta appreso quale sia il nostro punto limite sarà facile prevenirlo.

Dott.ssa Michela Colarieti

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