Omofobia interiorizzata

Attualmente sentiamo tanto parlare di “omofobia” ma sappiamo veramente cosa significa questo termine, e soprattutto quali sono le conseguenze che comporta?

Per omofobia possiamo definire la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte della società eterosessista.

In genere il termine clinico “fobia” indica una paura, un’incapacità, un limite personale, che il singolo individuo si trova a vivere e che cerca di superare per condurre un’esistenza più piena. Nel caso dell’omofobia, invece, ci troviamo di fronte a una “fobia operante come un pregiudizio”. Tale caratteristica implica che gli effetti negativi siano avvertiti non solo da colui che ne è affetto, quanto da coloro verso cui questo pregiudizio è rivolto: le persone omosessuali, appunto.

Esiste poi un’altra tipologia di omofobia, l’omofobia interiorizzata ovvero l’insieme di sentimenti negativi che gli omosessuali stessi provano nei confronti dell’omosessualità, propria e altrui, cioè verso i sentimenti omoerotici, i comportamenti omosessuali, le relazioni tra persone dello stesso sesso, l’autodefinizione come gay o lesbica. L’omofobia interiorizzata è frutto dell’accettazione passiva (consapevole e soprattutto inconsapevole) da parte delle persone omosessuali, di tutti i pregiudizi, i comportamenti e le opinioni discriminatorie tipici della cultura omofoba in cui siamo immersi e incide profondamente, come agente patogeno, sul benessere delle persone omosessuali. Nella nostra società, considerato il grado di omofobia sociale che ci circonda, atteggiamenti omonegativi da parte delle persone omosessuali in qualche periodo della propria vita sono purtroppo ricorrenti. L’omofobia interiorizzata può avere un impatto profondo sull’individuo, facendolo sentire sbagliato e causando bassa autostima, difficoltà relazionali, isolamento e autoesclusione sociale, sensi di colpa e vergogna, sintomi di tipo depressivo o ansioso, angoscia. Tutto ciò può sfociare in pensieri suicidi e attività ad alto rischio (ad esempio, sesso non protetto o abuso di alcool o sostanze stupefacenti).

Il primo passo per uscire dalla propria omofobia interiorizzata è prendere consapevolezza della sua esistenza, essere coscienti che si tratta di una problematica importante da affrontare. La persona omosessuale deve pertanto imparare a vedere i pregiudizi che ha metabolizzato nel corso della propria esistenza e che possono condizionare i suoi pensieri e le sue scelte. In questi casi, può essere di grande aiuto una terapia cognitivo-comportamentale, con un terapeuta che conosca a fondo queste tematiche (Rif. Istituto Beck).

Dott.ssa Michela Colarieti

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